Il patto di Ulisse: perché la forza di volontà è una truffa per dilettanti e come l’Odissea ha inventato l’economia comportamentale

13 minSatiraDivulgazione ironicaLivello di letturaIntermedioFonti citate8

Quante volte hai pronunciato una di queste frasi? “Da lunedì mi metto a dieta”, “Stasera studio fino a mezzanotte senza guardare il telefono”, “Non scriverò mai più al mio ex” o ancora “Entro in questo negozio solo per dare un’occhiata, non compro niente”, “Domani mi alzo all’alba e vado a correre”. Ti è sfuggito un mezzo sorriso rassegnato? Calcolare il tasso di fallimento di questi buoni propositi potrebbe restituirci un ritratto un po’ impietoso. Se sei un essere umano biologicamente standard, la percentuale di catastrofe si aggirerà intorno al novantanove per cento. E sai qual è la reazione tipica imposta dalla nostra società della performance? Il senso di colpa. Ogni epoca ha le sue preghiere laiche e la nostra le recita così, con lo stesso tasso di successo e lo stesso corredo di sensi di colpa. Ti convinci di essere debole, di non avere spina dorsale, di mancare di quella magica e onnipotente sostanza che alcuni life coach chiamano mindset, focus o “forza di volontà”.

La buona notizia, visto che tremila anni di letteratura e vent’anni di neuroscienze applicate ci conducono lì, è che la forza di volontà è una truffa: un concetto sopravvalutato, venduto un tanto al chilo per fabbricare persone che si sentono inadeguate. Gli antichi Greci, che in fatto di limiti umani la sapevano immensamente più lunga dei moderni guru del self-help, avevano già smascherato questa menzogna. E lo hanno fatto nel dodicesimo libro dell’Odissea consegnandoci non solo uno degli episodi mitologici più celebri di tutti i tempi, ma fondando di fatto la moderna economia comportamentale che i manuali citano come archetipo del commitment device (dispositivo di impegno): il patto di Ulisse. La vera saggezza non consiste nello sfidare le tentazioni a petto in fuori, ma nel riconoscere di essere pateticamente vulnerabili e legarsi all’albero maestro prima che sia troppo tardi.

Il briefing di Circe e l’anatomia della tentazione fatale

Per capire la genialità tattica di Ulisse, dobbiamo prima analizzare il contesto operativo. L’eroe salpa dall’isola di Eea con un rapporto sui rischi fresco di giornata, compilato dalla maga Circe: consulente strategica, analista del pericolo. Il primo ostacolo sulla rotta è l’isola delle sirene.

A questo punto è necessaria una precisazione filologica: se hai in mente la Sirenetta della Disney o le donne-pesce ammalianti, sei fuori strada. Le sirene arcaiche (seirenes: etimologia oscura, forse da seira, fune, dettaglio che tra poco tornerà comodo) erano mostri ibridi, metà uccello rapace e metà donna. E, cosa ancora più importante, la loro tentazione non era di natura sessuale o erotica. Era di natura puramente intellettuale.

Nell’Odissea1, quando Ulisse passa davanti alla loro isola disseminata di ossa e resti umani in putrefazione, le sirene non gli promettono sesso. Gli promettono onniscienza. Cantano: “Voce, che innonda di diletto il core, / E di molto saver la mente abbella. / Chè non pur ciò, che sopportaro a Troja / Per celeste voler Teucri, ed Argivi, / Noi conosciam, ma non avvien su tutta / La delle vite serbatrice terra / Nulla, che ignoto, o scuro a noi rimanga”. Offrono la conoscenza assoluta dell’universo, il data-mining definitivo su tutto ciò che è stato e tutto ciò che sarà, a partire dai veri retroscena della guerra di Troia. Per un uomo malato di curiositas, di intelligenza e di brama di sapere come Ulisse, un’esca del genere è assolutamente letale. È la tentazione perfetta, calibrata al millimetro sul suo profilo psicologico.

Il punto è che Circe lo sa, e Ulisse lo sa. L’eroe è perfettamente consapevole che, se ascoltasse quel canto da uomo libero, la sua leggendaria forza di volontà, il suo proverbiale intelletto (la metis) e il suo incrollabile desiderio di tornare a Itaca da Penelope si sbriciolerebbero all’istante. Si getterebbe in mare per raggiungere l’isola e morirebbe sugli scogli diventando concime per i prati. Ed è qui che scatta il colpo di genio. Ulisse non dice: “Sono forte, stringerò i denti e tirerò dritto”. Ulisse dice: “Sono destinato a cedere. Devo ingegnerizzare il mio ambiente affinché mi sia fisicamente impossibile tradire me stesso”.

Cera per i dipendenti, funi per il CEO: la gestione aziendale del rischio

Il protocollo messo in atto da Ulisse è un capolavoro di gestione asimmetrica delle risorse umane e di salvaguardia manageriale. Per l’equipaggio, la soluzione è l’ignoranza preventiva. Prende una grossa forma di cera d’api, la taglia a pezzi con il bronzo affilato, la ammorbidisce al sole (“Nè a scaldarsi tardò la molle pasta: / Perocchè lucidissimi dall’alto / Scoccava i rai d’Iperïone il figlio”) e tappa a forza le orecchie di tutti i suoi marinai. I rematori non devono ascoltare. Loro sono la forza motrice, devono solo remare e tirare dritto, sordi alle lusinghe e alla realtà esterna.

Ma Ulisse, in quanto leader, vuole garantirsi un privilegio estremo: vuole attraversare l’inferno assaporandone l’essenza, vuole immagazzinare il dato (l’ascolto del canto) senza subirne le conseguenze fatali (la morte). Ordina quindi ai suoi uomini di legarlo saldamente all’albero maestro della nave con funi robuste. E, soprattutto, stipula con loro un contratto vincolante che annulla qualsiasi suo potere esecutivo futuro:

“Vuole, ch’io l’oda io sol: ma voi diritto / Me della nave all’albero legate / Con fune sì, ch’io dar non possa un crollo; / E dove di slegarmi io vi pregassi / Pur con le ciglia, o comandassi, voi / Le ritorte doppiatemi, ed i lacci”2.

È il primo contratto con sé stesso della storia della letteratura. Quando la nave entra nel raggio d’azione del canto, accade esattamente ciò che era stato previsto e calcolato a tavolino. Ulisse sente le voci. La sua mente razionale collassa. La sua forza di volontà si azzera. Il testo omerico ce lo mostra mentre, “porger volendo / Più da vicino il dilettato orecchio”, inizia a fare cenni disperati con gli occhi e le sopracciglia ai compagni, ordinando di essere slegato. È disposto a buttare all’aria la missione, la vita, il trono, pur di assecondare l’impulso del momento.

Ma Perimede ed Euriloco, fedeli al “contratto”, si alzano, non lo ascoltano (perché sono sordi) e lo legano ancora più stretto. La nave passa. L’incantesimo svanisce. Ulisse torna in sé e la missione è salva. Ha vissuto il picco della gratificazione (ha udito la conoscenza divina) sopravvivendo all’impulso distruttivo, non grazie alla sua resistenza interiore, ma grazie a un apparato di corde e nodi preparato quando era ancora lucido.

Dal mito all’economia comportamentale: cos’è un commitment device

Fai un salto in avanti di tremila anni, lascia le coste del Mediterraneo e accomodati nelle aule delle università dove si insegna economia comportamentale. Figure come il Premio Nobel Richard Thaler3 o lo psichiatra George Ainslie hanno speso intere carriere per dimostrare con modelli matematici esattamente quello che Omero aveva descritto in esametri dattilici: l’essere umano soffre di un cronico sconto iperbolico (hyperbolic discounting).

Significa che il nostro cervello assegna un valore enorme alle ricompense immediate e svaluta drammaticamente le ricompense (o le punizioni) future. Il tuo “io presente” vuole mangiarsi tre fette di torta al cioccolato adesso, e se ne frega totalmente del tuo “io futuro” che tra dieci anni avrà problemi di colesterolo. Il tuo “io presente” vuole comprare immediatamente quel gadget inutile su Amazon per avere la scarica di dopamina del checkout derubando il tuo “io futuro” dei risparmi per le vacanze. Tra le due entità temporali (io presente vs io futuro) c’è una guerra civile costante.

Come si risolve? Con quello che in letteratura scientifica ha preso ufficialmente il nome di patto di Ulisse (Ulysses pact) o dispositivo di impegno o vincolo preventivo (commitment device). Si tratta di una scelta che fai volontariamente nel presente, quando sei in possesso delle tue facoltà razionali (il tuo cervello esecutivo, a mente fredda), che restringe, limita o punisce le tue opzioni future sapendo già che nel momento critico (a mente calda, sotto tentazione) diventerai una persona inaffidabile, impulsiva e stupida.

L’economia comportamentale è piena di questi patti. Pensa ai conti deposito vincolati che ti applicano una penale pesantissima se prelevi i soldi prima di cinque anni. Pensa ad applicazioni software (come Freedom o Cold Turkey) che bloccano l’accesso ai social network sul tuo computer per un numero stabilito di ore disabilitando la possibilità di spegnerle. Il caso più clinico: il farmaco Antabuse (disulfiram) somministrato agli alcolisti che prendi al mattino a mente fredda e che per il resto della giornata trasforma ogni bicchiere in una punizione fisica con nausea, tachicardia, soffocamento. Il te stesso alcolista, legato all’albero maestro dalla chimica.

Sono stati anche fatti esperimenti in positivo: per esempio si è notato che alle mense le verdure venivano spesso snobbate, a favore di cibi più gustosi e meno salutari. Come si è pensato di risolvere? Vietare i cibi sconsigliati? No, semplicemente far trovare prima e più facilmente le verdure. I cibi da evitare sono stati sistematicamente messi in posizioni più scomode da raggiungere.6

Neuroscienze e marketing: perché la volontà si esaurisce (e come ci fregano)

Si potrebbe obiettare che allenare la volontà sarebbe più dignitoso che ricorrere a trucchi di bondage cognitivo. Nella versione classica della ricerca, quella di Roy Baumeister4, la risposta è no, e non è una questione di dignità: è biologia.

La scienza contemporanea ha dimostrato che la razionalità, l’autocontrollo e la capacità di pianificazione a lungo termine risiedono nella nostra corteccia prefrontale (la parte più evoluta e “giovane” del cervello). Le pulsioni, il desiderio immediato, le dipendenze e le reazioni emotive risiedono invece nel sistema limbico e nell’amigdala (la parte più antica, veloce e animalesca).

Il problema è che la corteccia prefrontale si stanca. L’autocontrollo è letteralmente una risorsa esauribile, molto simile alla batteria del tuo smartphone. Questo fenomeno, studiato in psicologia da Roy Baumeister, si chiama ego depletion (esaurimento dell’io). Ogni volta che nel corso della giornata prendi una decisione, risolvi un problema, sopprimi un’emozione o resisti a una piccola tentazione, consumi un pezzetto della tua batteria prefrontale. Arrivato alle otto di sera, la tua corteccia prefrontale è in riserva sparata. Il sistema limbico prende il controllo totale e ti ritrovi sul divano a mangiare cibo spazzatura facendo doomscrolling su Instagram fino alle due di notte, incapace di dirti “basta”.

E indovina chi conosce alla perfezione questa debolezza strutturale del cervello umano? Esatto: gli esperti di marketing e i designer delle piattaforme digitali. L’intera infrastruttura del consumo moderno è progettata per intercettarti esattamente nel momento in cui la tua nave sta passando davanti agli scogli e tu non sei legato.

Perché i dolciumi, le barrette di cioccolato e le riviste di gossip sono posizionati strategicamente in fila alle casse del supermercato? Perché il supermercato sa che per arrivare alla cassa hai appena dovuto prendere decine di micro-decisioni tra gli scaffali (“Prendo i pelati di marca o in offerta?”, “Pasta integrale o normale?”). La tua corteccia prefrontale è sfinita (ego depletion). Arrivi alla cassa, sei stanco, la sirena ti canta sotto forma di snack al caramello salato e tu cedi.5
Cerchi il prodotto più economico? Probabilmente non lo troverai nello scaffale a portata di mano, davanti a te, prova a guardare in una posizione meno comoda, in basso o in alto.
Perché l’algoritmo di TikTok o i video correlati di YouTube partono in autoplay senza chiederti conferme? Perché sfruttano l’inerzia e la paralisi decisionale. Rimuovono la domanda proprio dove fermarsi a pensare potrebbe essere l’unica difesa.

L’elogio del limite: accettiamo i nostri fallimenti e compriamoci una buona corda

La grandezza del mito greco non sta nel proporci modelli inarrivabili di perfezione morale, ma nell’offrirci uno specchio spietatamente nitido delle nostre miserie cognitive. Ulisse sopravvive non perché è invincibile, ma perché mappa i propri punti deboli con la freddezza di un ingegnere strutturale e agisce di conseguenza prima del disastro.

Se c’è una lezione pratica che possiamo estrarre da questa vicenda, è l’abbandono dell’orgoglio tossico del self-control. Smetterla di affidarci alla forza di volontà. È un muscolo pigro, inaffidabile, che ci pianterà in asso al primo vero segno di stress, alla prima carenza di zuccheri, al primo imprevisto di una giornata no.

Se vuoi smettere di abbuffarti di schifezze, l’atto eroico non consiste nel tenere una torta in frigorifero e sforzarti di guardarla ogni giorno senza mangiarla. L’atto eroico è non comprare la torta al supermercato, buttandola fisicamente fuori dal tuo ecosistema quando sei lucido. Se vuoi perdere peso, la strada non è il digiuno o il frigo vuoto, è il frigo pieno di cibi salutari, è non aspettare la fame quando saresti disposto a prendere il primo cibo spazzatura a portata di mano, ma anticiparla mangiando meglio e con regolarità. Se vuoi lavorare a un progetto importante senza distrazioni, non promettere a te stesso di ignorare le notifiche: metti il telefono in un’altra stanza. Affidati ai vincoli sistemici. Rendi l’azione sbagliata fisicamente, economicamente o tecnologicamente impossibile da compiere.

E adesso che ho quasi finito di scrivere, sento i fuochi d’artificio che stanno sparando nella piazza qui vicino: c’è una piccola festa di borgata e una bella luna quasi piena. Ci sono passata mentre facevo la mia camminata veloce, abitudine. Ho notato una bancarella con la scritta “bombe fritte”. Il mio commitment device è stato il mancato tempismo: era presto e i ragazzi della friggitrice stavano ancora mangiando per i fatti loro. Se ci fosse stato lo zucchero filato (la sirena vera, l’esca calibrata sul profilo), forse sarei tornata più tardi.

Note

  1. Omero, Odissea, XII, vv. 184–191 (il canto delle sirene). Per l’episodio completo, vv. 158–200. I versi citati sono nella traduzione di Ippolito Pindemonte (1822; testo integrale su Wikisource); la numerazione dei versi segue il testo greco. ↑
  2. Omero, Odissea, XII, vv. 160–164. ↑
  3. Il termine patto di Ulisse (Ulysses contract) nasce con Jon Elster, Ulisse e le sirene (il Mulino; ed. or. Ulysses and the Sirens, 1979); per i dispositivi di impegno nell’economia comportamentale, Richard H. Thaler, Misbehaving. La nascita dell’economia comportamentale; per lo sconto iperbolico, George Ainslie, Breakdown of Will (2001). ↑
  4. Roy F. Baumeister e John Tierney, La forza di volontà. Come sviluppare i muscoli del successo (ed. or. Willpower), dove si smonta pezzo per pezzo il mito della resilienza infinita. Aggiornamento del fronte scientifico: la grande replica preregistrata dell’effetto (23 laboratori, oltre duemila partecipanti) non l’ha confermato e il dibattito è tutt’altro che chiuso (Martin S. Hagger et al., A Multilab Preregistered Replication of the Ego-Depletion Effect). ↑
  5. Per approfondire, consiglio la lettura di un classico: Martin Lindstrom, Neuromarketing. ↑
  6. L’esempio delle mense è il nudge originario di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein, La spinta gentile. ↑